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Stagione di Prosa Teatri d’Autore e Andar per fiabe 2016-17

20 novembre 2016 8:00 - 6 aprile 2017 23:00

SAN LORENZO IN CAMPO, TEATRO TIBERINI

STAGIONE TEATRALE 2016-2017

 SanLorenzoInCampo16-17

giovedì 19 gennaio 2017, ore 21.15

San Lorenzo in Campo, Teatro Tiberini

IL POVERO, IL RICCO

Storie di Mazzarò e Ciàula

da La roba, di Giovanni Verga e Ciàula scopre la luna, di Luigi Pirandello

di e con Giuseppe Esposto

e con la partecipazione straordinaria di Raffaele Damen fisarmonica

sabato 18 febbraio 2017, ore 21.15

San Lorenzo in Campo, Teatro Tiberini

DECAMERON

Un racconto italiano in tempo di peste

Dal Decamerone di Giovanni Boccaccio

con Tullio Solenghi

progetto di Sergio Maifredi

in collaborazione con Gian Luca Favetto

giovedì 2 marzo 2017, ore 21.15

San Lorenzo in Campo, Teatro Tiberini

LA PAZZIA DI ISABELLA

Vita e morte dei Comici Gelosi

di e con Elena Bucci e Marco Sgrosso

giovedì 6 aprile 2017, ore 21.15

San Lorenzo in Campo, Teatro Tiberini

AMINTA

favola pastorale

di Torquato Tasso

concerto per voci recitanti, canto e strumenti

intermedi musicali tratti da “Le Novellette a sei voci” di Simone Balsamino

a cura dell’Associazione Musicale Bella Gerit

 

ANDAR PER FIABE 2016-17

STORIE FANTASTICHE NELLA PROVINCIA DI PESARO E URBINO

domenica 20 novembre 2016, ore 17.00

Artemis Danza di Parma, ALICE NELLA SCATOLA DELLE MERAVIGLIE

con Clio Gaudenzi

 

  

giovedì 19 gennaio 2017, ore 21.15

San Lorenzo in Campo, Teatro Tiberini

IL POVERO, IL RICCO

Storie di Mazzarò e Ciàula

da La roba, di Giovanni Verga e Ciàula scopre la luna, di Luigi Pirandello

di e con Giuseppe Esposto

e con la partecipazione straordinaria di Raffaele Damen fisarmonica

Facciamo un bel viaggio in treno, in macchina o in aereo e scegliamo come meta la Sicilia o, come nel mio caso, leggiamo un libro scritto da un autore siciliano. Prima però ascoltiamo la prescrizione di un medico che consiglia caldamente di portarsi un cappello a tubo, di feltro, un casco coloniale o perfino un turbante altrimenti il rischio è quello di “lasciarci la testa” perché il sole picchia forte sul capo. Soffocata dal clima arido e dal cielo fosco,  la testa può rotolare giù dalle pendici.

Il caldo torrido si prende prima la bocca bruciando la gola, poi le orecchie alterando i suoni che diventano rumori remoti e confusi e, per finire, si impossessa degli occhi che si difendono strenuamente lagrimando.La luce abbacinante è un po’ attenuata dallo sguardo illanguidito, ma i nostri sensi sono totalmente presi dalla immane potenza di questa terra.

Quando leggo la splendida novella di Giovanni Verga, La roba, la mia mente si perde nella descrizione dei paesaggi perché scevra dal pensiero (priva di cappello) e anche dal giudizio dell’autore che si è messo da parte volontariamente.

Vivo energicamente quei paesaggi aridi e sanguigni partendo da quel “cielo fosco dal caldo”. Divento l’immensa campagna, poi il vallone, l’uliveto e passo attraverso le lunghe file di aratri. La testa comincia a dolermi e faccio fatica a contenere tutte le immagini; per contenere quella Terra ci vuole una testa diversa che non ne venga assorbita, ci vuole un cervello “come un brillante”. Mazzarò è un brillante che vede meschinamente la terra come una pietra preziosa da possedere e custodire, da tenere tutta per se come si tiene un’intera città in una bolla di vetro. Il suo desiderio di possesso assoluto risulterà essere una misera illusione: morirà nel vano sforzo di portarsi dietro almeno una parte di tutta quella roba. La parabola ascendente della sua vita, da povero bracciante a ricco possidente, è a ben vedere un climax discendente basato sulla materialità e l’oggettivazione della Terra in roba.

In Luigi Pirandello incontriamo un’altra testa totalmente diversa: quella di Ciàula. Un cervello istupidito dalla fatica e dal duro lavoro nella zolfara che però riesce a cogliere tutta la grandezza di questa terra attraverso la Luna, cioè da un altro pianeta. Da una luce lontana dall’antro infernale quotidianamente esplorato, ma soprattutto da una luce diversa dal sole che egli conosceva bene ed aveva pur visto tramontare. La parabola di Ciàula è un’ascesa dall’alvo materno, dalla casa rappresentata dalle gallerie, dalle scale e dalle ombre generate dal lanternino cioè dall’ambiente per lui familiare della zolfara al mondo di fuori, di cui all’inizio ne è assorbito fino all’istupidimento poi di cui ne ha paura (la mina scoppiata, la notte nera e vana) e infine di cui ne è commosso perché attraverso la luce della Luna forse riesce a scoprire la grandezza della Terra.

Giuseppe Esposto

 

SCUOLA DI PLATEA

Sala dell’Oratorio l’Aquilone ore 18.30

Incontro con Francesca Ricci: Il ragno e la formica: l’analisi del vero in Verga e Pirandello

In collaborazione con Liceo Scientifico Torelli, sede di Pergola

 

 

sabato 18 febbraio 2017, ore 21.15

San Lorenzo in Campo, Teatro Tiberini

DECAMERON

Un racconto italiano in tempo di peste

Dal Decamerone di Giovanni Boccaccio

con Tullio Solenghi

progetto di Sergio Maifredi

in collaborazione con Gian Luca Favetto

Una lettura del capolavoro di Giovanni Boccaccio affidata ad uno dei più noti ed amati interpreti della scena italiana: Tullio Solenghi.

Ha detto il curatore dello spettacolo, Luca Favetto:

«Sono tante le pesti contemporanee, tutte alimentate dal sentimento della paura.

L’idea è di sfuggirla, di arginarla, questa paura, figlia della confusione e dei rapidi cambiamenti che stiamo vivendo.

Non si tratta tanto di ripararsi dal mondo fuggendolo, ritirandosi in villa, scambiando storie come antibiotici e vitamine, al riparo del fluire della vita.

Si tratta di adoperare le parole e le storie, che con le parole si animano, per costruirla, la vita; per leggere il mondo, trovargli un senso, dargli forma, cercare di comprenderlo. E di condividerlo.

Raccontare è condividere e riconoscere insieme.

La parola non serve soltanto a salvarsi e a fare passare il tempo, serve a regalarlo.

E noi partiamo dalle parole e dalle storie di Boccaccio.

Si tratta di leggere e ri-leggere attraverso diversi punti di vista, con diversi sguardi, perché i saperi non sono fatti per rimanere isolati, ma per attraversarsi l’uno con l’altro, nella differenza. È la mescolanza che crea bellezza e fa accadere le cose.

Il lavoro non è di attualizzare Boccaccio, ma di conservarne e curarne il suo essere contemporaneo.

Quindi: non trasferirlo nel nostro tempo, ma mantenerlo contemporaneo a noi.

L’essere contemporaneo ha bisogno della giusta distanza.

La giusta distanza per guardare le cose è quella che mettiamo in campo per disegnare la mappa delle storie italiane».

 

giovedì 2 marzo 2017, ore 21.15

San Lorenzo in Campo, Teatro Tiberini

LA PAZZIA DI ISABELLA.

Vita e morte dei Comici Gelosi

testo, interpretazione e regia Elena Bucci e Marco Sgrosso

consulenza alla drammaturgia  Gerardo Guccini

una produzione le belle bandiere

in collaborazione con Centro di Promozione Teatrale La Soffitta dell’Università degli Studi di Bologna

Lo spettacolo narra la vicenda umana e artistica di Isabella e Francesco Andreini, che furono fra i più grandi esponenti di quella epoca d’oro del teatro italiano che fu la Commedia dell’Arte. Un’affascinante occasione per ripercorrere la storia e le passioni di un’epoca d’oro del Teatro, e per ricordarci che ”i morti son quelli che fan parlare i vivi”…

L’idea di “rievocare” sulle tavole di un palcoscenico due personaggi mitici nella storia del teatro come Isabella e Francesco Andreini ci è parsa un’occasione importante e addirittura necessaria per riflettere sulle radici stesse dell’arte dell’attore, sul senso più profondo della nostra professione, sul fascino e sulla forza misteriosi di un ‘mestiere’ che riesce a tramandarsi nei secoli nonostante il suo carattere effimero. Pure, le notizie biografiche su Isabella e Francesco sono poche e scarne, ed è difficile ricostruire e capire cosa e come recitassero, nonostante l’ampia mole di scritti tramandataci dal meticoloso lavoro di raccolta di Francesco dopo l’improvvisa e prematura morte della moglie a Lione durante il viaggio di ritorno da una tournèe in Francia.

La descrizione entusiasticamente ammirata dei testimoni della famosa “Pazzia di Isabella” – assai più delle Lettere, delle Rime e delle Commedie di cui ella fu autrice – ci consentono uno squarcio di immaginazione sulla forza scenica quasi ipnotica di questa attrice “cittadina del mondo” che – antesignana di Eleonora Duse – seppe essere innovativa e rivoluzionaria, pur nel pieno rispetto della grande tradizione degli Attori dell’Arte del suo tempo. La raccolta delle oltre cento “Bravure” del Capitano Spavento di Vall’Inferna ci offrono uno stimolo per immaginare lo stile irresistibile e trascinante di un attore che al ruolo ‘nobile’ dell’Innamorato preferì un personaggio rodomontico ed ingombrante, in fascinoso contrasto con il toccante ritratto umano che ci restituisce la sua volontà di eternazione della memoria dopo la scomparsa di Isabella. Così, accanto alla tanto decantata perizia di attori – in un tempo in cui i ‘commedianti’ ancora lottavano per ottenere un pieno riconoscimento della loro posizione nella società – quello che forse più ci affascina degli Andreini è la strategia attuata per edificare la persona dell’attore allo scopo di ottenere quella stima e quel rispetto sociale dovuti ad una categoria di Artisti. Il vero sforzo di Isabella non è tanto quello di conseguire un trionfo scenico al quale sembra destinata da un talento naturale, quanto quello di oscurare l’aspetto ‘meretricio’ della professione di attrice attraverso la costruzione di una immagine pubblica “virtuosa ed onorata” – sposa e madre esemplare, dotta letterata e celebrata poetessa accademica, donna degna dell’amicizia e della stima dei nobili e dei potenti – e di superare così il limite dell’effimero teatrale per conquistare gloria e fama imperiture.

…di tentar fama io mai non sarò stanca perché il mio nome invido oblìo non copra…

Elena Bucci e Marco Sgrosso

 

SCUOLA DI PLATEA

Sala dell’Oratorio l’Aquilone ore 18.30

Incontro con  Giorgio Castellani: Isabella Andreini padovana Comica Gelosa

in collaborazione con Liceo Scientifico Torelli, sede di Pergola

giovedì 6 aprile 2017, ore 21.15

San Lorenzo in Campo, Teatro Tiberini

AMINTA

favola pastorale

di Torquato Tasso

concerto per voci recitanti, canto e strumenti

con (interpreti in fase di definizione)

intermedi musicali tratti da “Le Novellette a sei voci” di Simone Balsamino

a cura dell’Associazione Musicale Bella Gerit

 

Dopo la prima rappresentazione assoluta della favola pastorale Aminta - avvenuta il 31 luglio del 1573 nell’isoletta di Belvedere, affacciata sul Po vicino Ferrara, al cospetto del duca Alfonso II e di tutta la corte estense -, una seconda fu allestita nel ducato di Urbino, nel febbraio dell’anno successivo, durante il carnevale. La recita era stata fortemente voluta da Lucrezia d’Este, andata in sposa a Francesco Maria della Rovere, figlio del duca di Urbino (già compagno di studi del Tasso diciassette anni prima). Attori furono alcuni giovani di Urbino, guidati da Tasso medesimo. La rappresentazione è probabile comprendesse brani musicali per le parti liriche e per i cori secondo una prassi non infrequente negli spettacoli teatrali dell’epoca.

Ed è altresì probabile che qualcosa di quei brani si rintracci nelle Novellette a sei voci dell’urbinate Simone Balsamino: ovvero, brani estratti dall’Aminta del Tasso, in quelle che furono le prime intonazioni musicali della pastorale.

Questo concerto-spettacolo è nato con l’intento di intraprendere la strada della interdisciplinarietà di linguaggi che furono alla base del Teatro Polifonico: quella particolare e assai diffusa pratica con la quale “le commedie del Cinque/Seicento, o più in generale le opere teatrali, erano integrate da musiche originali composte appositamente per esse”.

Le voci recitanti interpreteranno i personaggi dell’opera (Aminta, Tirsi, Silvia e Dafne e le voci delle deità come Amore e il Satiro).

Un ensemble musicale (canto e strumenti) eseguirà alcune de Le novellette a sei voci e accompagnerà la recitazione.

Dipinti e disegni a tema pastorale tratti, per lo più, dall’iconografia rinascimentale, saranno il commento visivo della favola che si sta raccontando, in una sorta di trasposizione delle suggestioni poetiche in suggestioni pittoriche.

Trama: Il pastore Aminta, s’innamora di una ninfa mortale, Silvia, ma non viene ricambiato. Dafne, amica di Silvia, gli consiglia di recarsi alla fonte dove si bagna di solito la ninfa. Ma Silvia viene aggredita alla fonte da un satiro che si appresta a violentarla, quando interviene Aminta che la salva. Ma lei, ingrata, scappa senza ringraziarlo. Aminta trova un velo appartenente a Silvia sporco di sangue e pensa che sia stata sbranata dai lupi. Addolorato per la presunta morte dell’amata decide di suicidarsi gettandosi da una rupe.

Silvia, che in realtà non è morta, ricevuta la notizia del suicidio di Aminta, presa dal rimorso e resasi conto di amarlo si avvicina al corpo piangendo disperata.  Ma Aminta è ancora vivo perché un cespuglio ha attutito la caduta e riprende i sensi, così la vicenda si conclude con il coronamento dell’amore tra i due.

 

SCUOLA DI PLATEA

Sala dell’Oratorio l’Aquilone ore 18.30

Incontro con  Claudia Rondolini: Torquato Tasso e la favola pastorale (titolo da definire)

in collaborazione con Liceo Scientifico Torelli, sede di Pergola

ANDAR PER FIABE 2016-17

Storie fantastiche nella provincia di Pesaro e Urbino

 

domenica 20 novembre 2016, ore 17.00

San Lorenzo in Campo, Teatro Tiberini

 

Artemis Danza di Parma presenta

ALICE NELLA SCATOLA DELLE MERAVIGLIE

 

di La compagnia delle meccaniche semplici

con Clio Gaudenzi

 

È sera: Alice deve andare a letto, ma non ne ha voglia, non è più così piccola per crollare dal sonno appena cala il sole, ma neppure grande abbastanza per uscire da sola.

Così Alice se ne va in giro….sui suoi pensieri e comincia a fantasticare su come sarebbe bello fare di testa propria e per una volta stare sveglia di notte e dormire di giorno.

”Chissà..”, pensa, “nel mondo della notte, forse, tutto sarebbe al contrario: me ne andrei per quella porta che sta lì dove ora c’è il muro, poi nel mondo del nero io non sarei io, ma la mia ombra…che buffa sarei, tutta piatta come un disegno!”

Alice entra pian piano nel mondo della sua fantasia, un mondo che svela il passaggio in atto tra un immaginario di bimba e un immaginario di ragazza con la sua conseguente e inevitabile confusione.

Chi sono? Dove vado? Cosa voglio? Queste nuove percezioni, visioni e questioni su ciò che la circonda sono incarnate dalla nostra scenografia, che ci mostra via via quello che l’immaginazione di Alice è capace di creare, rendendoci spettatori delle bizzarrie della sua mente.

 

per tutti i  bambini dai 5 anni in su

e dalle 16.00 vi aspettano a Teatro

il laboratorio creativo Le scatole delle meraviglie, di Ittico Artlab

le Storie…ad alta voce dei lettori volontari di Nati per Leggere

 

 

BIGLIETTI E ABBONAMENTI

 

BIGLIETTI

Settore A (platea e palchi centrali) intero Є 15 – ridotto Є 12

Settore B (palchi laterali e loggione) intero Є 10 – ridotto Є 8

 

ABBONAMENTI A CARNET (Abbonamento per gli spettacoli di un unico teatro

oppure a scelta fra quelli proposti dalla Stagione di Prosa Teatri d’Autore)

 

Abbonamento a 3 spettacoli

Settore A (platea e palchi centrali) intero Є 42 – ridotto Є 33

Settore B (palchi laterali e loggione) intero Є 27 – ridotto Є 21

 

Abbonamento a 4 spettacoli

Settore A (platea e palchi centrali) intero Є 52 – ridotto Є 40

Settore B (palchi laterali e loggione) intero Є 32 – ridotto Є 24

 

Abbonamento a 5 spettacoli

Settore A (platea e palchi centrali) intero Є 65 – ridotto Є 50

Settore B (palchi laterali e loggione) intero Є 40 – ridotto Є 30

 

RIDUZIONI:

- spettatori fino a 25 anni e oltre i 65 anni

- possessori della AMATo abbonato Card

- possessori Tessera Plus Rete Servizi Bibliotecari di Pesaro e Urbino

 

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Dettagli

Inizio:
20 novembre 2016 8:00
Termine:
6 aprile 23:00
Categoria Evento:
Tag evento:
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