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San Lorenzo in Campo permette al turista un tour suggestivo tra storia, cultura, arte, enogastronomia e natura. Da visitare le numerose chiese, tra cui l’Abbazia Benedettina, fra i più bei monumenti romanico-gotici esistenti nelle Marche, i musei e l’affascinante centro storico.

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Abbazia Benedettina

Elevata a basilica nel 1943 da S.S. Pio XII è fra i monumenti romanico-gotici più belli esistenti nelle Marche.

Abbazia Benedettina

Abbazia Benedettina

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Abbazia Benedettina

Fu costruita prima dell’anno Mille dai monaci, venuti da Sant’Apollinare in Classe, sui resti del tempio di Adone con materiale della città di Suasa.

I benedettini trovarono qui una comunità cristiana in cui diffusero il culto di S. Lorenzo portato dai romani (siamo ai primi secoli dell’era cristiana) in seguito ai rapporti economici con Suasa.

Per questo l’Abbazia è stata dedicata a S. Lorenzo martire in Roma, “in silvis” per la presenza di boschi sacri, e poi “in campo” forse in seguito all’”ora et labora” dei benedettini che avevano come attività principale il lavoro dei campi.

E’ una maestosa costruzione romanico-gotica a tre navate. Ha delle arcate a tutto sesto in muratura, sorrette da colonne di granito grigio provenienti dall’Egitto, portate dai romani per i templi pagani. La copertura è a capriate scoperte; la parte centrale, costituita da tre absidi, è quella più antica: risale infatti al periodo che va dal VII al IX secolo.

Abbazia Benedettina

Abbazia Benedettina

Di notevole importanza è l’Altare Maggiore per i suoi rari e pregevoli marmi. Sotto l’Altare Maggiore è presente una bellissima cripta riportata alla luce nel 1940.

La cripta ha al suo interno due crocifissi del 1600 in legno (eseguiti da Fra Innocenzo da Petralia autore dei crocifissi di Loreto e di Damiano d’Assisi) e un’urna del 1700 ove vi erano conservate le ossa di San Demetrio (recentemente restituite alla città di Salonicco –Grecia – città dove venne ucciso nel 305).

Cripta

Cripta

Tra le opere pittoriche che possiamo trovare all’interno dell’Abbazia, di grande rilievo è la tela del Ramazzani di Arcevia (1535) raffigurante la “Madonna e Santi” con scene della Passione. Molto belli sono i medaglioni del rosario attorno alla tela.

Da segnalare Tavola dell’Agapiti datata 1530 raffigurante San Demetrio e San Lorenzo (con la graticola in mano), che ricevono da Gesù bambino in braccio alla Madonna, la palma del martirio.

Alle spalle di San Demetrio si nota un muro spezzato che vuol rappresentare il distacco tra la chiesa cattolica e ortodossa.

Palazzo Della Rovere

Il Museo Archeologico del territorio di Suasa, così come il teatro Mario Tiberini si trovano nel Palazzo Della Rovere.

Palazzo Della Rovere

Palazzo Della Rovere

Il palazzo fu fatto costruire attorno alla metà del XVI secolo da Giulio Feltrio Della Rovere in corrispondenza del tratto di passaggio settentrionale delle mura di fortificazione trecentesca del borgo di San Lorenzo in Campo, sulle fondamenta di un bastione e di un edificio.

Giulio della Rovere, eletto commendatario dell’Abbazia nel 1570, fece di San Lorenzo la sua residenza e vi fece costruire il palazzo ora sede del Museo.

Palazzo Della Rovere

Palazzo Della Rovere

Il Palazzo subì nei secoli ampi rimaneggiamenti, l’aspetto originario è, dunque, per buona parte perduto. Prospetta, con una poderosa facciata, sulla via di accesso settentrionale al castello, mentre la parte posteriore si affaccia su un cortile interno corrispondente all’ampia platea prospiciente la rocca.

Oggi sono ancora visibili le tracce delle ampie finestre del loggiato della galleria verso il cortile, così come i resti di un portale e una finestra inquadrati da corniciature rinascimentali in arenaria presenti su un tratto dell’ala occidentale, su cui si collega il più recente Palazzo Ruspoli.

Nel piano nobile vi era un grande salone con soffitto ligneo a lacunari che nel 1811 sprofondò.

Il crollo fu occasione per costruire al suo posto un teatro stabile, il cui impianto snaturò, ovviamente, l’assetto architettonico originario di tutto il settore interessato.

Il palazzo fu sede amministrativa del “castello” e, similmente a ciò che avveniva nella sfarzosa corte urbinate, doveva dare ospitalità a personaggi di alto rango, a letterati, artisti e musicisti che gravitavano attorno alla famiglia dei della Rovere.

Palazzo Della Rovere

Palazzo Della Rovere

Si può agevolmente giungere al Museo dalla piazza Umberto I, antistante la sede Comunale, lungo la provinciale che attraversa il paese, da qui percorrendo via San Demetrio, dirigendosi verso la chiesa Abbaziale, si giunge ad una fontana, svoltando a sinistra su via Cavour si arriva alla scalinata di ingresso del Palazzo della Rovere.

 

Museo Archeologico del Territorio di Suasa

Museo Archeologico del Territorio di Suasa

Museo Archeologico del Territorio di Suasa

Il Museo Archeologico del Territorio di Suasa, allestito all’interno di “Palazzo della Rovere”, consente di cogliere l’evoluzione dell’ambiente e del popolamento umano della valle del Cesano.
Le sei sale espositive, disposte su due piani, ci fanno ripercorrere la storia più antica della valle, attraverso la sua evoluzione geologica, i fossili della fauna e della flora che la popolavano nel Pleistocene, le testimonianze della frequentazione umana nell’età della pietra e dei metalli, nell’età romana, sino alle soglie del medioevo.

Il percorso didattico, organizzato su due livelli, uno per gli adulti e uno per i ragazzi, è integrato da ricostruzioni grafiche di un settore della valle che ne evidenziano il cambiamento nel corso del tempo.

Storia del Museo del Territorio di Suasa

Il primo allestimento di una collezione archeologica all’interno delle sale del piano interrato del Palazzo della Rovere fu ad opera di Gello Giorgi, medico e monaco saveriano, erudito locale che attorno alla metà del ‘900 raccolse diverso materiale locale ed ebbe l’idea di riunirlo in un piccolo Antiquarium.

Museo Archeologico del Territorio di Suasa

Museo Archeologico del Territorio di Suasa

A questi reperti si aggiunsero negli anni anche quelli che via via il Giorgi comperava durante i suoi viaggi anche esteri e quelli che gli venivano consegnati dai membri della comunità locale. Il materiale raccolto, riguarda per la maggior parte la realtà Suasana a cui dedicò una monografia. Alla collezione archeologica si affiancava anche una raccolta etnografica con un’ampia documentazione di storia, vita, cultura e fauna della Sierra Leone, dove il monaco fu in missione.

Il Museo è stato ristrutturato ed allestito sotto la direzione scientifica del Dipartimento di Archeologia dell’Università di Bologna e della Soprintendenza per i Beni Archeologici delle Marche, partendo dallo studio del materiale presente nel precedente allestimento, con l’obiettivo di documentare la frequentazione della Valle del Cesano dalla preistoria sino all’alto medioevo.

Nel 2000, in occasione dell’apertura del Museo Civico Archeologico della Città Romana di Suasa di Castelleone di Suasa, l’Antiquarium fu riorganizzato in quattro sale, sempre nel piano interrato, e riallestito con criteri più scientifici cercando di selezionare il materiale di più certa provenienza e dunque di ricondurlo alla realtà territoriale.
Tra il 2004 e il 2006 si intrapresero lunghi lavori di restauro che hanno permesso di riportare all’aspetto originario sia il primo piano che i sotterranei del Palazzo della Rovere. Gli interventi, realizzati con il contributo del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale e dello Stato (nell’ambito del Docup Ob. 2 anni 2000-2006), furono l’occasione di curare il riallestimento dell’Antiquarium che prima occupava il solo piano interrato.

Oggi, dopo la nuova inaugurazione del 2007, Il Museo Archeologico del Territorio di Suasa, consente di cogliere l’evoluzione dell’ambiente e del popolamento umano della valle del Cesano.

Percorsi

Museo Archeologico del Territorio di Suasa

Museo Archeologico del Territorio di Suasa

La prima sala ci invia alla storia più antica della vallata, mostrandoci l’evoluzione geologica del territorio e i fossili che testimoniano la presenza di fauna e flora tra Pleistocene e Olocene.

La seconda sala documenta le prime fasi della presenza umana tra Paleolitico ed Eneolotico, con una consistente rassegna di manufatti litici rinvenuti nel territorio di San Lorenzo in Campo. Sempre in questa sala sono presenti reperti litici, ceramici e metallici che attestano il popolamento della valle nel Neolitico e durante l’età del Bronzo e del Ferro, con corredi funerari pertinenti a sepolture di cultura Picena.

La terza sala introduce la romanizzazione dell’ager gallicus e ospita la riproduzione scientifica e funzionante di una groma, lo strumento con cui i coloni romani misuravano e suddividevano i territori conquistati.

La quarta sala è dedicata all’età romana con testimonianze del periodo che va dall’età repubblicana sino all’età imperiale. Nelle vetrine sono esposti ceramiche da mensa e d’uso comune, elementi decorativi fittili e lapidei, strumenti in osso e in metallo, un gruppo di statuette votive in terracotta.

Museo Archeologico del Territorio di Suasa

Museo Archeologico del Territorio di Suasa

La quinta sala documenta gli aspetti produttivi di età romana e il periodo di passaggio tra il tardoantico e l’altomedioevo nel territorio, con particolare riferimento alla nascita dell’Abbazia Benedettina di S. Lorenzo. Da segnalare il ricco tesoretto di monete tardoantiche.

Un’ultima sezione conserva reperti archeologici di varia provenienza e oggetti etnici africani, a ricordo dell’allestimento originario di questo museo, curato dallo storico locale e frate dell’ordine “Saveriano” Gello Giorgi. In passato infatti nel Palazzo della Rovere vi trovavano posto il Museo Etnografico Africano, oltre che una stanza con le parete interamente tappezzate da francobolli storici, entrambe le collezioni attualmente smantellate, ma ancora conservate in locali comunali in attesa di luoghi idonei alla loro esposizione.

 

Il Museo delle Terre Marchigiane

Il Museo delle Terre Marchigiane

Il Museo delle Terre Marchigiane

Il Museo delle Terre Marchigiane è sede della Collezione Straccini. Testimonianza fedele della civiltà rurale e della cultura artistica della nostra regione, costituisce una sorta di ricerca socio-culturale dei luoghi e degli oggetti utilizzati tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento.

Il Museo delle Terre Marchigiane

Il Museo delle Terre Marchigiane

Il museo che raccoglie più di tremila pezzi è strutturato secondo quattro differenti percorsi: “i luoghi della vita” dove sono stati ricostruiti alcuni ambienti della casa rurale del mezzadro; “i luoghi d’incontro” in cui sono mostrati gli spazi dello svago e del contatto con la realtà sociale; “i vecchi mestieri” con le botteghe e i luoghi di lavoro degli artigiani; “le collezioni” con varie sezioni dedicate alla ceramica, agli oggetti in rame e in ferro.

Le macchine e le piccole utensilerie quotidianamente impiegate dalle genti marchigiane hanno suggerito l’allestimento e la ricostruzione di più ambienti, animati da immagini e suoni.

L’allestimento e la ricostruzione dei vari ambienti, animati da immagini e suoni, danno ai visitatori l’opportunità di un completo coinvolgimento sensoriale.

Risultato di un lungo lavoro di ricerca e di conservazione, questo spazio è stato concepito da un lato come prezioso tentativo di mantenere vivo il ricordo di vecchi mestieri, di usanze e abitudini pressoché scomparse; dall’altro come luogo d’incontro, di approfondimenti o e studio, completamente aperto a collaborazioni progettuali e didattiche.

Museo delle Terre Marchigiane – Via Leopardi sn

Info: 0721 776904 - informazioni@museoterremarchigiane.it

Il Teatro “Mario Tiberini”

Teatro

Teatro

Dedicato al celebre tenore locale Mario Tiberini, l’ottocentesco teatro si trova nel piano nobile del Palazzo della Rovere. Il teatro ha due ordini di palchi con sovrastante loggione a galleria ed è affrescato con decorazioni in stile liberty. Inizialmente denominato Teatro Trionfo sembra sia stato ricavato dalla sala da ballo dei della Rovere. Dopo diversi anni di abbandono e di inattività, a seguito di lavori di restauro nell’ambito del progetto di recupero dei piccoli teatri e teatri storici, è stato riaperto al pubblico nel 1983.

Dopo un accurato restauro, il teatro conserva nel suo insieme l’aspetto originario, risalente al secondo decennio del secolo XIX. La sua costruzione, promossa nel 1813 al tempo del napoleonico Regno d’Italia, fu infatti portata a termine fra notevoli difficoltà e vivaci polemiche nel 1816, dopo la restaurazione pontificia, su disegno del capomastro Luigi Tiberini.

Teatro

Teatro

Tutto in legno, presenta una platea a U, circondata da due ordini di palchi (25 in totale) con sovrastante loggione a galleria. Caratteristico e non usuale il motivo delle strette paraste che dallo zoccolo del primo ordine s’innalzano a fascia continua fino a toccare la cornice d’imposta della volta, terminando con un capitello d’ordine jonico.

Ne consegue che i parapetti dei palchi e del loggione risultano spezzati dalle suddette paraste in trentasei settori, decorati da riquadri con motivi pittorici di gusto floreale, così come la volta e l’architrave piano del boccascena.

Tali decorazioni, decisamente tarde, hanno sostituito quelle originali probabilmente intorno al 1880, quando il teatro fu riaperto dopo un restauro e dedicato al ricordato tenore Mario Tiberini.

Durante l’anno vi si svolge la stagione teatrale di prosa e teatro per bambini in collaborazione con l’AMAT provinciale e diverse manifestazioni, concerti e convegni organizzati sia dall’Amministrazione Comunale che dalle organizzazioni locali e associazioni.

Mario Tiberini

Teatro

Teatro

Mario Tiberini nasce a San Lorenzo in Campo l’8 settembre 1826. Intraprende i suoi studi prima a Roma e poi a Napoli, a 25 anni nel 1851 debutta al Teatro Argentina di Roma dove interpreta il ruolo di Idreno nella Semiramide di Rossini. Canta poi a Napoli e a Palermo e nonostante i successi ottenuti decide di espatriare in America, dove calca le scene dei più famosi teatri dal Colon di Buenos Aires al Metropolitan di New York. Il 1857 segna la ripresa del suo rientro in Europa dove riprende la sua attività ed è presto conteso da tutti i più importanti teatri. Specialista nel canto rossiniano, il tenore è infatti interprete di molte opere di Rossini, ma anche Donizetti, Bellini, Meiners, Verdi non hanno segreti per lui. La sua carriera si chiude nel 1876, anno in cui un grosso crollo finanziario gli fa perdere la ragione. Muore quattro anni dopo in una clinica di Reggio Emilia per una carie dentaria.

A quattro anni dalla sua morte, il Teatro Trionfo di San Lorenzo in Campo prende il nome di Teatro Mario Tiberini.

Chiesa della Pieve (Chiesa di San Biagio)

Chiesa della Pieve

Chiesa della Pieve

La Chiesa parrocchiale dedicata a San Biagio, Vescovo e Martire del IV secolo, era esistente da tempo imprecisato fuori le mura, cioè fuori dal paese medioevale. Probabilmente costruita intorno al 1500 fu affidata ad un pievano che era alle dirette dipendenze dei monaci benedettini dell’Abbazia. Ed a seguito dei continui diverbi tra il pievano ed i cappellani Abbaziali il Papa Gregorio XIII, con bolla pontificia in data 8 luglio 1572 eresse la Pieve a Parrocchia ed esonerò il Monastero dalla cura delle anime.

L’estratto della bolla, allegata al rogito del Notaio publio Malatesta Cocco di San Lorenzo in Campo, che si trova nel “Libro Protocollo” con data 27 marzo 1577 si assegna alla Parrocchia i beni che dovevano formare il suo patrimonio. La facciata della Pieve è a mattoni a vista ed ha due pietre arenarie che portano due date: MDLXXXI (1581) e MDCCXVIII (1718), la prima indica l’anno di ultimazione dell’edificio, e la seconda l’anno di un suo successivo restauro.

Il primo Rettore della Pieve fu Francesco Belfante (1571), il secondo Simone Durante (1573), il terzo Alberico Alberici (1590), gli altri che seguirono dal 1591 al 1793 ebbero il titolo di Pievani e dal 1806 ad oggi il titolo di arciprete.

Il Pievano Giovanni Horatii (1639 – 1671) fece restaurare l’altare maggiore. Nella canonica si conserva dipinto su tela il ritratto del Pievano Giovanni Battista Gherardi (1758 – 1778).

Nei lavori di restauro, eseguiti nel 1984 nella sacrestia della Cappella del Sacro cuore, tra il tetto ed il soffitto, si sono rinvenuti due piccoli affreschi che raffigurano, uno San Rocco con il tradizionale bubbone sulla spalla, il bastone da pellegrino, nel gesto di dare un pezzo di pane ad un cane; l’altro una flagellazione con tre piccole figure: il cristo e i due flagellatori.

La Cappella del Sacro Cuore è stata affrescata nel 1932 dal prof. Giuseppe Pauri di Grottamare (1882 – 1949).

Chiesa della Pieve

Chiesa della Pieve

Nel soffitto quattro grandi quadri rappresentano: la cena di Emmaus, il sacrificio di Melchisedek, Gesù a Betania con Marta e Maria, il profeta Elia ristorato da un angelo.

Le ricche decorazioni alle pareti, i simboli eucaristici, l’altare dorato, le ricche suppellettili rendono la cappella maestosa e festosa.

L’abside in passato recava una pala d’altare, un dipinto su tela, sostituita successivamente da Mons. Francesco Medici con una pregevole vetrata a fuoco con una immagine di San Biagio in abiti pontificali.

Nella Pieve è custodita la Santa Fonte Battesimale. Sono inoltre da segnalare le belle tele della Via crucis dipinte dal pittore Laurentino Nunzi Giuseppe, nato da Andrea e da Polidori Battista coniugi di San Lorenzo in Campo, il 25 gennaio e battezzato il 30 gennaio del 1740 dal Pievano Sac. Giulio Bellini, al fonte battesimale della Pieve, con il secondo e terzo nome di Lorenzo e Mariano.

La XII stazione della Via crucis (la morte in croce di Cristo) che è stata rubata molti anni fa da ladri ignoti, è stata sostituita con una tela dipinta dal pittore Vittorio Fiorelli nel 1986.

Inoltre nella Pieve è ben conservato uno storico e pregevole organo meccanico datato 1779 firmato Giovanni fedele Camerte.

Chiesa del S.S. Crocifisso

Chiesa del Crocifisso

Chiesa del Crocifisso

La storia della Chiesa è sicuramente da collegare alla storia della scultura lignea del S.S. Crocefisso di squisita fattezza, eseguita da Fra Innocenzo da Pietralia (1592-1648) in essa custodita. Proprietario del Simulacro fu il Marchese Ippolito Della Rovere signore d’Urbino, che dopo la sua morte nel 1638, lo lasciò in eredità alla figlia Livia, che a sua volta lo assegnò nel luglio del 1646 con rogito del Notaio Gabrielli all’Abbate Commendatario Giovanni Battista Della Rovere, il quale lo donò alla comunità laurentina, con la clausola di collocarlo provvisoriamente in un altare laterale dell’Abbazia e di preparare nel frattempo una nuova Chiesa. Nel 1650 il consiglio comunale si adunò per decidere l’acquisto di un appezzamento di terreno, adiacente ad una piccola cappella rivolta verso l’attuale via Garibaldi poi abbattuta, per poter costruire un edificio più ampio che potesse accogliere degnamente il S.S. Crocefisso.

Nel 1680-81 la Chiesa fu ultimata, sul terreno di un certo Diomede Novelli, utilizzando anche il materiale raccolto in quel luogo di un vecchio ospedale. Nel 1864 i Padri Cistercensi ampliarono ulteriormente la Chiesa sino a raggiungere i bordi dell’attuale viale Regina Margherita e a testimonianza di ciò posero una lapide sopra la porta d’ingresso con la seguente dicitura: “In questo segno vincerai – o Croce, ave unica speranza 1864”.

A San Lorenzo in Campo a questo Crocefisso sono state attribuite facoltà miracolose a Lui e stato riconosciuto il merito della vittoria dei laurentini sulle truppe francesi nella battaglia del 6 marzo 1797 detta del “Ponte Rotto”. La scultura piacque molto anche a San Carlo Borromeo, Arcivescovo di Milano, dinnanzi alla quale pregò, ed in una sua lettera inviata al Duca Della Rovere si congratulò con lui per possedere un tale tesoro. L’immagine fu scolpita da Fra Innocenzo da Pietralia, che nacque a Pietralia Soprana in Sicilia nel 1592, poche sono le notizie che riguardano la sua vita, non si sa chi sia stato il suo maestro d’arte, quando e dove sia entrato nell’Ordine, quali rapporti ebbe con gli altri artisti siciliani e italiani. Scolpì varie Madonne e Crocefissi a Palermo, a Messina, a Napoli ed a Roma; nel 1636 lavorai in Calabria e poi nelle Marche dove nacquero i Crocefissi di Gradara (Chiesa di san Giovanni), di Cagli (Chiesa del S.S. Crocefisso), di San Lorenzo in Campo (Chiesa del S.S. Crocefisso), di Ascoli Piceno (Chiesa di San Savino).

Crocifisso

Crocifisso

Fra Innocenzo da Pietralia aiutato probabilmente da un apprendista, facilitato dalla sua non comune preparazione, non solamente artigianale; ma anche per la sua conoscenza dell’anatomia umana, riusciva a creare con rapidità sorprendente le immagini prima meditate nel suo animo profondamente mistico.

Le sue icone hanno una certa larghezza espressionistica e piuttosto pittorica. Nel 1637 è ad Assisi ove scolpisce un Crocefisso per il convento di San Damiano, poi è a Gubbio ad Ascoli Piceno ed infine a Loreto. Toma nel 1638 in Sicilia dove eseguì altre opere, successivamente si recò anche a Malta love realizzò delle sculture lignee; senonchè per venerare profondamente i luoghi Sacri della passione del Signore si recò in Terra Santa. Ritornò in Sicilia ove morì il 20 Dicembre 1648. Il nostro Crocefisso, sofferente nella carne, ma bello nel volto, con un vaghissimo mesto sorriso che sembra mutarsi in una spettrale angoscia, se lo si osserva da un altro punto d’osservazione, ha sicuramente un indubbio valore artistico.

L’Immagine sacra viene scoperta solo quattro volte l’anno.

Nella navata centrale del Santuario del S.S. Crocefisso, dal Prof. Diomede Catalucci, nel 1922 sono stati decorati sei grandi quadri: i quattro evangelisti nei quattro pennacchi della cupola ed in alto le figure degli angeli; nella navata scene velate a tinte opache sull’infanzia di Gesù.

Le decorazioni sono esposte in bella armonia nei soffitti e nelle pareti; gli angeli della cupola tutti decorati da rose giocano tra ombre e luci ricordando una pittura vagamente simbolista. Diomede Catalucci nasce nel 1859, si forma a Perugia e tra il 1890 e il 1896 insegna nell’Istituto d’Arte di Urbino ove decorò il caffè centrale e il teatro R. Sanzio.

Restano del Catalucci il progetto, mai realizzato di sistemazione della cappella di Sant’Antonio da Padova; morì nel 1943. In uno degli altari laterali della Chiesa è sistemata una tela che raffigura san Giacomo Apostolo e San Filippo Neri commissionata da Don Giacomo Farebbi a Dal Rosa diurna nel XVIII secolo.

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Crocifisso

Nell’altro altare è stata fatta eseguire da Don Domenico Coli al pittore Laudati di Perugia nel XVIII secolo una tela raffigurante San Francesco Saverio, Santa Liberata e Santa Teresa. I due medaglioni ovali sistemati ai i lati dell’altare furono donati e fatti eseguire dall’Abbate Alberti che curò anche l’ornamento dell’altare maggiore e donò una piccola reliquia della Santa croce e due candelieri d’argento. Attualmente le due antiche tele sono state sostituite, per preservarle da furti, con due dipinti di Fiorelli Vittorio che prendendo probabilmente l’ispirazione dai personaggi del film di Zeffirelli “Gesù di Nazaret” ha rappresentato il Volto del Cristo sofferente e la Madonna Addolorata.

La Chiesa della Pieve di San Vito sul Cesano

La Chiesa dedicata ai Santi Biagio ed Esuperanzio, è stata ristrutturata nel 1792, ed è stata consacrata e benedetta dal Vescovo di Fossombrone Monsignor Felice Paoli; la Chiesa è in stile Barocco ed ad una sola navata. Nel quadro dell’altare maggiore si vede riprodotta la Madonna con il Bambino ed i Santi Vito ed Esuperanzio in abiti vescovili. Un degno ornamento della chiesa sono gli affreschi di Pietro Paolo Agapiti, asportati dalla Cappella della Confraternita del Sacramento in quanto in completo abbandono e degrado, restaurati nel 1977. L’affresco meglio conservato è quello che si può ammirare nella Cappella della Madonna; rappresenta una Madonna con il Bambino, San Pietro, San Giovanni Battista e due Angeli musicanti; le figure sono nitide ben marcati i contorni, vivi i colori; le dimensioni dell’affresco sono di cm. 257 x 300. Appoggiata sulla parete di sinistra della navata è stata posta una sinopia, ovvero un disegno preparatorio per un affresco eseguito sull’intonaco, con tracce di cavallo di cm. 173 x 144. Un’altra sinopia di più piccole dimensioni, posta difronte all’altra, sopra la porta dell’entrata laterale è di difficile interpretazione, il disegno è ricco di linee intrecciate. Ai lati dell’altare maggiore sono stati sistemati due affreschi, quello di sinistra, che misura cm 290 x 310 è un trittico; al centro una Madonna seduta con il Bambino, ai lati due Santi, l’uno con la mitra e il bastone vescovile; l’altro cinto solo ai fianchi. Delle tre figure rimane solo il corpo, mentre i volti sono purtroppo cancellati. L’affresco di destra dalle dimensioni di cm. 248 x 179, rappresenta una figura di Santo a cavallo, anche in questo, la figura centrale si è cancellata e si intuisce solo dal contorno, mentre lo sfondo risulta essere ancora colorato. Dietro all’altare si può vedere quanto resta di un altro trittico di cm. 243 x 434; ma purtroppo le figure ai lati sono indecifrabili, mentre è ancora visibile al centro una Madonna in piedi e la figura di un diavolo. Nella casa parrocchiale sono custodite altre tele di autori sconosciuti, ma sicuramente di gran valore.

La Chiesa della Pieve di San Martino a Montalfoglio

La primitiva Chiesa della Pieve di San Martino sorgeva fuori dalle mura di Montalfoglio in località Fonte di Piemonte, ma a causa della lontananza dal centro abitato, il Cardinale Barberini Abbate Commendatario dell’Abbazia di San Lorenzo in Campo ne autorizzò il trasferimento nel 1657 dentro le mura nella Chiesa di Sant’Ubaldo. Nel 1778 fu deciso, dal Consiglio Comunale di Montalfoglio, la sua completa ricostruzione, forse nello stesso luogo. La Chiesa non presenta pregi artistici di rilievo, ha un’unica navata, ai lati sono disposte simmetricamente quattro cappelle, due per parte. Le decorazione pittoriche dell’abside e delle cappelle dedicate al Sacro Cuore e alla Madonna sono state eseguite dal pittore Igino Guerrieri di Fratte Rosa. Sono ben conservati al suo interno una tela del 700 circa, raffigurante i Santi Martino ed Ubaldo, ed un quadro della Beata Vergine. Nella Chiesetta è stato collocato a cura del Pievano Don Luigi Guiducci, parroco dal 1948 al 1977, un organo costruito da Camerte Giovanni fedele nel 1709. Adiacente alla Chiesa è situato il campanile che provvide a restaurare Don Giuseppe Rovelli (1920 – 1938) nei primi anni del suo priorato. Il campanile è dotato di due campane una di 84 Kg. di peso dedicata ad onore della Sacra Famiglia ed una di 54,500 Kg. di peso ad onore di Sant’Ubaldo, fuse dalla ditta Francesco De Polis.

La Pieve Vecchia Monumentale di San Vito sul Cesano

La Pieve Vecchia Monumentale di San Vito sul Cesano posta nei pressi della strada che da San Lorenzo in Campo conduce a Pergola è stata costruita presumibilmente intorno all’anno 1000 sopra degli antichi ruderi romani, dai monaci di Sant’Apollinare in Classe di Ravenna, come documentato da una pergamena dell’11 Aprile 1037. Sulla sua facciata sono ancora ben conservate delle pietre con decorazioni scultoree di epoca alto medioevale. Nella pianura circostante sono stati rinvenuti i resti di un villaggio preistorico ed intorno alla Chiesa sono stati ritrovati resti di tombe alla cappuccina, formelle ornamentali in pietra, steli funerarie, appartenenti ad una necropoli di epoca romana. All’interno della Chiesa è custodito un magnifico quadro seicentesco ornato da una splendida cornice barocca che raffigura la Madonna Addolorata, un autentico gioiello.

Chiese minori ed altri luoghi di culto

Oltre alla Chiesa dell’Abbazia, della Pieve Parrocchiale di San Biagio, del S.S. Crocefisso, della Pieve Vecchia di San Vito sul Cesano e delle Chiese Parrocchiali di Montalfoglio e San Vito sul Cesano, dei veri monumenti nazionali per la loro importanza storica, artistica e religiosa, esistono anche Chiese più piccole e modeste. La popolazione delle nostre campagne a causa delle strade disagevoli, per evitare di essere oggetto di derisioni da parte dei paesani, iniziarono a non frequentare più le Chiese dei centri abitati e costruirono delle Chiesette Rurali, più facili da raggiungere e meno impegnative. Molte sono le Chiesette disseminate un po’ ovunque nel nostro territorio. La Chiesa di San Cristoforo, si erge in una posizione panoramica, in un trivio, a metà strada tra Montalfoglio e San Vito sul Cesano. Costruita in epoca remota, fu demolita nel 1825 perché pericolante; ma a seguito delle continue richieste di riedificazione, da parte della popolazione locale, che colpita da diverse calamità tra cui la grandine, invocava la protezione di San Cristoforo, nel 1842 fu ricostruita. Dietro al piccolo altare risaltava un dipinto del Santo, rubato da ignoti diversi anni fa, oggi sostituito da una nuova immagine di San Cristoforo dipinta su tela dal pittore laurentino Vittorio Fiorelli. A curare la manutenzione della Chiesetta provvede la Compagnia di san Cristoforo fondata nel 1891. La Chiesa della Madonna di Costantinopoli, di modeste proporzioni, è stata eretta presumibilmente nel XVII secolo alla periferia del paese sul lato sinistro della strada che conduce a Montalfoglio. Sul lato opposto si erge una vistosa Croce di ferro battuto infissa su un piedistallo in muratura sulla cui facciata era riportata la data di costruzione, che oggi però non si legge più. Probabilmente a seguito delle violente epidemie, i laurentini seppellirono i morti di colera nei pressi della Chiesetta e con l’aumentare dei decessi si iniziò ad utilizzare anche il terreno sul iato opposto ove la Croce con data 17 ricorda le poche sepolture, che vennero abbandonate a causa delle frane. Successivamente nei pressi della zona della Chiesetta di Santa Maria di Costantinopoli fu istruito un vero cimitero, cinto di mura; ma non più utilizzato dopo la costruzione dell’attuale cimitero capoluogo ubicato in Via Mazzalaio. La Chiesa di San Giovanni’ e, situata in località Miralbello nelle vicinanze della strada provinciale 424, nel 1985 è stata collocata su di una parete una immagine della Vergine con il bambino in sostituzione di quella rubata da ladri ignoti, posta li tra il 1855 e il 1860 per volontà di Baldarelli Antonio. Il quadro sembra che fosse pervenuto o dal monastero di Pian Volpello, ora non più esistente, o da una Chiesa di Roma. La Cappella della Madonna di Guadelupo è posta in Via Caprile – Farneto su di una ridente collinetta da cui si gode un magnifico panorama, non se ne conoscono le origini e la storia. La chiesetta cadde in disuso e fu dissacrata e successivamente adibita a stalla per conigli, è stata restaurata e di nuovo benedetta nel 1987. Il nome secondo la tradizione popolare sembra che stia a significare la Madonna che guarda il lupo, ovvero che protegge dai lupi. La Cappella dell’Annunciazione è situata all’incrocio tra Via Molino e Via Rossini; nel suo interno sono custoditi un antico quadro dell’Annunciazione e due tele eseguite recentemente dal pittore laurentino Fiorelli Vittorio. La Chiesetta di Santa Maria del Piano è posta in via Roncaglia nei pressi della Strada provinciale 424, dietro al piccolo altare è appesa al muro una tela raffigurante la Madonna con il Bambino, attribuita forse erroneamente a Giovanni Battista Ferri di Pergola. La Chiesa di San Severo situata nell’omonima località, custodisce una immagine della Madonna di Lourdes eseguita dal pittore Fiorelli Vittorio. Alcune case patrizie laurentine, erano dotate della chiesetta di famiglia, ed ancora sono ben conservate quella nel palazzo Brini detta di Sant’Anna e quella posta nel palazzo Duranti che ormai da tanto tempo non vi si officia più la Santa Messa. A fianco del palazzo Amatori (oggi Residenza per anziani “Zaffiro”) rimane solo un’artistica facciata di una antica cappella, purtroppo in disfacimento in quanto esposta agli agenti atmosferici. Nelle mura di sostegno della antica rocca di San Lorenzo in Campo, rimangono i resti di una antica Chiesa, probabilmente affrescata, purtroppo ora abbandonata e adibita a magazzino. A San Vito sul Cesano rimane ben poco della Cappella della Confraternita del S.S.mo Sacramento, dalle cui pareti sono stati asportati degli antichi affreschi del XVI secolo, attribuiti a Pietro Paolo Agapiti, ed ora conservati nella Chiesa parrocchiale di San Vito. Sempre a San Vito a fianco della Chiesa della Madonna delle Grazie oggi semidistrutta, nel 1580 fu costruito il Conventino di San Francesco. Nel 1586 il Pievano lo rivendicò e lo tolse ai frati, ma a causa delle forti proteste fu costretto a restituirlo. Il convento era comodo, pulito ed ospitava tre frati; nel 1620 fu unito a pergola e nel 1653 cessò definitivamente di esistere. Tra le diverse chiese che hanno segnato il passato storico religioso della nostra comunità, di cui non se ne conosce più nemmeno l’ubicazione precisa, vi era anche quella del Carmine che si trovava a San Lorenzo in Campo all’incrocio tra le attuali vie Garibaldi e Costantinopoli; incamerata dallo stato dopo l’unità d’Italia era stata successivamente acquistata e rivenduta a privati. Gli altri luoghi di culto sono le Cappelle dei Cimiteri di San Lorenzo, Montalfoglio e San Vito ed il Monumento a i Caduti nei giardini pubblici del capoluogo.

Palazzo Amatori (sec. XV)

Palazzo Amatori

Palazzo Amatori

Palazzo Amatori può essere definito la “Rocca Laurentina”, le cui origini risalgono al medioevo. Venne costruita nella seconda metà del 1400 dall’architetto militare Francesco di Giorgio Martini di Siena e conserva ancora oggi i bastioni e parte delle mura castellane. Anticamente il castello laurentino, di cui la rocca (Palazzo Amatori) fa parte, è stata la sede del presidiato di San Lorenzo in Campo, cioè un organismo giudico che estendeva la sua autorità da Jesi e dalla vallata dell’Esino fino al fiume Conca.

Palazzo Amatori, dopo essere stato in mano di privati a lungo, con anche una parentesi di locale da ballo a metà anni Sessanta del secolo scorso, dopo diversi anni in stato di completo abbandono ed incuria, ora completamente restaurato e rifunzionalizzato è sede di una casa di cura per anziani privata.

Panorama da Palazzo Amatori

Panorama da Palazzo Amatori

Sul fronte gode di un giardino cinto dai bastioni e della mura castellane, da cui si gode di una vista panoramica che abbraccia l’intera Valcesano.

Palazzo Brini (sec. XVIII)

Palazzo Brini

Palazzo Brini

Il palazzo fu fatto costruire nel 700 dai Padri Oratoriani che ne fecero la loro sede e vi stabilirono un oratorio (dei Padri Oratoriani o Filippini fu Andrea Nicoletti, nato a San Lorenzo in Campo nel 1618, canonico decano di San Lorenzo in Damaso a Roma). Nei primi anni del 1800 il palazzo passò alla famiglia Tomasi-Amatori, che fecero costruire nel luogo ove si trovava l’oratorio, la Chiesa di Sant’Anna.

L’edificio successivamente passò alla famiglia Brini, da cui prese l’attuale nome, portato in dote dalla contessina laurentina Amatori andata in sposa il 7 agosto 1839 al dottor Gaetano Brini, chirurgo di San Lorenzo in Campo, originario di Castel Guelfo in provincia di Bologna. Il palazzo aveva una bellissima entrata, una pregevole scalinata in marmo, un grazioso teatrino, con loggiato e palchetti, alcune sale hanno ancora i soffitti affrescati, con immagini raffiguranti scene mitologiche. Al piano terra si trova ancora la Chiesa di Sant’Anna, restaurata di recente e dedicata ai caduti di tutte le guerre e che sull’entrata in alto a sinistra è posta ancora una tela rotonda realizzata ad olio raffigurante il Beato Giuseppe Maria Tomasi, duca di Palma e principe di Lampedusa. Probabilmente i Tomasi-Amatori di San Lorenzo in Campo, intendevano vantare un certo legame di parentela con i famosi principi Tomasi di Lampedusa, noti a tutti anche perché uno di essi fu l’autore de ”Il Gattopardo”. E’ certo invece che la famiglia Tomasi si trasferì da Ancona a Fossombrone verso la fine del 1400 in seguito al matrimonio di un certo Cavalier Tomasi di Ancona con Margherita Amatori nobile donna di Fossombrone, assumendo il doppio cognome di Tomasi Amatori. Nel XVII secolo Claudio Tomasi Amatori ebbe in dono il palazzo ducale di San Lorenzo in Campo dove la famiglia si stabilì e visse fino ai primi anni del 1900, quando si estinse. Attualmente l’edificio è in buono stato di conservazione a seguito di una ristrutturazione completa negli anni 2000.

Palazzo Ruspoli (sec. XV)

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In adiacenza a Palazzo della Rovere, e quindi facente parte del castello di San Lorenzo in Campo, Palazzo Ruspoli nasce nel suo stesso periodo, come palazzo per utilizzi ausiliari al sistema della rocca laurentina. In seguito la nobile casata dei Ruspoli vi pose la sua dimora e residenza sino ai primi del 900 dello scorso secolo. Attualmente è privato.

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Palazzo Duranti (sec. XVIII)

Il Palazzo Duranti, era una delle prime abitazioni del paese per chi fosse provenuto dalla costa. Venne trasformato nel 1797, nella battaglia del “Ponte Rotto”, quando i laurentini affrontarono l’esercito francese, in un’autentica fortezza, in quanto circondato da una robusta cinta muraria. Al primo piano all’interno del Palazzo si trova anche una Cappella, nella quale da tempo non si ufficiano più celebrazioni religiose. La famiglia dei Duranti discende da Guglielmo Duranti Francese, che durante il pontificato di Nicolò III fece costruire la città di Castel Durante oggi Urbania; inoltre la famiglia Duranti godette sin dal 1758 il nobile patriziato di Senigallia e con Pio VII ebbe anche il privilegio di fregiarsi dell’arme pontificia. Ora è privato.

La fontana

Fontana

Fontana

La fontana pubblica denominata “Della Pieve” è posta nell’incrocio tra Via Cavour e Via San Demetrio, di fronte alla chiesa della Pieve da cui ne deriva il nome.

Lo Zangolini nel suo “Saggio di notizie istoriche con cenni topografici e statistici della terra di San Lorenzo in Campo” afferma che nel 1620 la fontana non c’era; ma nello stesso luogo, sopra ad un piedistallo era situata una statua di marmo scheggiata nella guancia destra.

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Fontana

I primi dati che ci permettono di risalire approssimativamente all’epoca di costruzione, risalgono al 19 marzo 1656, anno in cui in una deliberazione consiliare, presieduta dal Podestà Seb. Ant. Danieli e radunata dal Magistrato Francesco Durante e dal Gonfaloniere Giombatta Anderlini, con la presenza di tredici Consiglieri di Credenza, si discusse dell’ennesima rottura della vasca e della conduttura dell’acqua per cui occorreva “mantenere la stabilità dell’acqua che serviva per attingere e per abbeverare animali e forestieri”.

La suddetta rottura comportò la decisione di ricostruire la fontana nel punto in cui si trova attualmente per la comodità del popolo e dei passeggeri. La spesa ammontò a circa 100 scudi secondo una stima eseguita dai periti e Deputati delle fonti e dei ponti.

La fontana veniva alimentata dalle sorgenti dei possedimenti dell’Abbazia e con il passare del tempo, con aggiunte e miglioramenti la vasca divenne la fontana del paese.

fontana

Fontana

I Pozzi, le Fontane ed i Lavatoi

Per abbeverare il bestiame, per irrigare gli orti e per gli usi domestici vicino alle case coloniche venivano scavati dei pozzi, alcuni ricoperti in muratura, da cui si estraeva l’acqua. La forma caratteristica dei nostri pozzi è costituita da una copertura a doppio spiovente prolungata in fuori nella parte anteriore per riparare chi attingeva l’acqua. Il pozzo più antico di San Lorenzo in Campo è presumibilmente quello situato all’interno del castello, il cui parapetto è stato costruito con antiche lapidi, oggi corrose dal tempo. Sino a che tutte le abitazioni del nostro comune non furono collegate all’acquedotto, l’approvvigionamento idrico per la popolazione era caratterizzato prima dai pozzi e successivamente dalle fontane pubbliche: ne sono rimaste ancora alcune in ghisa altre in cemento, anche se non più attive.

Lavatoi

Lavatoi

Un’altra struttura idrica per l’utilizzo pubblico dell’acqua sono i lavatoi, luogo in cui le donne andavano a fare il bucato. Se ne conservano uno a San Vito sul Cesano in cemento, uno a Montalfoglio sempre in cemento, due a San Lorenzo in Campo: uno in via San Francesco d’Assisi adiacente all’attuale oratorio parrocchiale “L’Aquilone”, costruito nel 1912 con 10 vasche, con delle caratteristiche colonne rotonde in ghisa, l’altro in via Caprile probabilmente più antico, con 4 vasche, costruito in muratura.

 

Frazioni

Il Comune di San Lorenzo in Campo ha come frazioni le località di San Vito sul Cesano e Montalfoglio.

La loro origine si pensa risalga attorno al 400 d.C., quando, distrutta la città di Suasa dai Goti di Alarico (409 d.C.), i cittadini che scamparono alla strage si dispersero nelle alture circostanti ove crearono dei villaggi.

Le frazioni di Montalfoglio e San Vito sul Cesano conservano intatte le loro strutture medioevali e sono l’ideale per trascorrervi le vacanze, per l’aria pura e la tranquillità che vi regna.

 San Vito sul Cesano

San Vito

San Vito sul Cesano

A cinque chilometri dal Capoluogo è visibile San Vito sul Cesano, su di un’ampia e verdissima collina, perfetto e suggestivo terrazzo panoramico sulla Valle del Cesano, dal Catria al mare.

Dall’antica porta si percorre una strada in rapida salita al centro e su di essa convergono le viuzze strette disposte a spina di pesce. Sorge in bella posizione all’altezza di 353 metri s.l.m.

E’ ancora circondato dalle vecchie mura.

San Vito

San Vito sul Cesano

Apparteneva in origine ai Monaci dell’Abbazia di San Lorenzo in Campo; nel 1227 si trovava sotto l’Abate di S. Paterniano.

Nel 1348 fu acquistato da Fano, che lo aveva già avuto nel suo dominio, da Franceschino della Fratta per 300 fiorini d’oro; fu saccheggiato dalla Compagnia di Fra Moriale; nel 1443 fece parte dei domini dello Sforza.

Nel 1445 ottenne dal Papa di reggersi con proprio statuto; nel 1449 fu feudo di Antonio Provedini da Rimini che assunse il titolo di conte di San Vito ed a lui, poi, successe il fratello Ugolino; nel 1457 fu occupato e saccheggiato da Federico duca d’Urbino; poi ne divenne signore Roberto Malatesta, che nel 1473 dovette restituirlo a Fano, per passare, successivamente, a Giovanni della Rovere, signore di Senigallia, al quale aveva appartenuto nel 1440.

Entrò infine a far parte del Ducato d’Urbino, mantenendo però la propria autonomia comunale fino al 1869. La parrocchia di S. Biagio, dipendente dalla Diocesi di Fossombrone, è di antica erezione; la chiesa, rifabbricata nel 1792, ha un bel soffitto, quadri in ottimo stato ed alcuni affreschi distaccati e restaurati, provenienti dalla vecchia chiesa del 1400 detta di San Rocco.

Di fronte alla parrocchia è la chiesa di S. Apollinare, oggi S. Francesco, con cinque altari in pietra e una splendida Apparizione di Cristo a San Francesco.

Al piano di San Vito sul Cesano, lontano mezzo miglio dal paese, vi è la Pieve Vecchia, antichissima chiesa che risale al 1000, il cui soffitto cadde per il terremoto del 3 giugno 1781. Vi è il bel quadro dell’Addolorata.

La chiesa, dichiarata monumento nazionale, è stata restaurata recentemente.

Montalfoglio

Montalfoglio

Montalfoglio

Montalfoglio, a tre chilometri da San Lorenzo in Campo, ha conservato intatto il suo aspetto medioevale.

Montalfoglio

Montalfoglio

Le antiche mura ben squadrate si allungano sulla sommità di una collinetta. Una bellissima porta fa da ingresso al paese, sopra di essa una torre d’epoca con le strutture per il ponte levatoio; dalla parte interna un orologio.
Le case in pietra marrone hanno scolpita la data di costruzione sopra il portale. Qui il tempo sembra essersi fermato. Il cielo luminoso, l’aria salubre, il sole caldo e discreto, il panorama stupendo, che corre dal monte al mare, sono da complemento ad un luogo che ha conosciuto nel corso dei secoli alterne vicende, ma che è sopravvissuto ad esse fino ad arrivare, quasi intatto ai nostri giorni.

Il marchese della Rovere aveva a Montalfoglio il suo ritrovo di feste e riposo, specie nella stagione estiva. Di Montalfoglio non si hanno notizie storiche fino al 1290, quando in un documento viene riferito che “Paganone, prete a Montalfoglio, paga le tasse in nome di Buongiovanni Abbate di S.Lorenzo”.

L’entrata nella storia non fu certo delle più felici, visto che l’argomento erano le tasse! Ed il destino di Montalfoglio è legato per lo più a quello della vicina San Lorenzo in Campo, con questa infatti e con altri castelli vicini costituisce un vicariato, che viene donato da papa Bonifacio IX alla nobile famiglia dei Montevecchio nel 1392. Montalfoglio segue le alterne vicende di questa famiglia fino a che, nel 1631 con la morte dell’ultimo rappresentante, entra a far parte della S.Sede.

 

PUNTO I.A.T. (Informazione Accoglienza Turistica)

La Pro Loco di San Lorenzo offre il servizio di Informazione e Accoglienza Turistica che consente ai turisti di reperire informazioni riguardo il paese ed i suoi dintorni. Il Punto I.A.T., situato presso la sede della Pro Loco in via San Demetrio, gestisce inoltre l’organizzazione delle visite al Museo Archeologico del Territorio di Suasa, al Teatro e alla Basilica (Abbazia Benedettina).

Orari di apertura PUNTO IAT
Martedì, Sabato e Domenica: dalle 09.00 alle 12.00. Giovedì dalle 10 .00 alle 12.00. Sabato pomeriggio: dalle 16.30 alle 19.00

Per ulteriori informazioni Pro Loco San Lorenzo in Campo - via San Demetrio, 4 – 61047 San Lorenzo in Campo (PU) – Tel. 0721 776479 – Email: info@proloco-sanlorenzo.it

 

 

 

 

Le foto sono state scattate da Nicolò Caprini. Alcune sono state prese dalla rete.